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sabato 6 agosto 2011

Pupino & altri mici...storie straordinarie di mici straordinari

Miaooooooo! Buongiorno a tutti scusatemi se ieri ho disertato il mio piccolo mondo bloggoso, ma ho dato così tanto da fare alla mia mamma che non è riuscita neanche ad accendere il pc :)
Ieri mentre la mia mamma andava con la sua amica Martina a sgranchirsi le zampe hanno sentito provenire da una casa abbandonata un miagolio disperato, era quello di Pupino - non so come si chiama ma la mia mamma per ora lo chiama così - e non hanno saputo resistere, sono andate a prendere il trasportino delle crocchettine...e sono riuscite a prenderlo senza fatica, la sola cosa che ogni volta passava un auto tremava come una foglia il povero piccolo, e aveva una zampetta di dietro che non appoggiava molto bene a terra...cosa che non gli impedisce di giocare, saltare, soffiarmi - qualche volta glielo faccio vedere io chi comanda a quel lattante!! mi tremano i baffi! - insomma adesso sta bene e tra poco dovrebbe venire a prenderlo la sua nuova mamma, per portarlo nella nuova casa :)
Quanto a me...non mi faccio comprare da due occhioni dolci e dal manto bianco e nero come quello della mia Luna, anche perchè è antipatico guardano tutti lui e se provo ad avvicinarmi mi soffia come una tigre, e non posso neanche ricambiare perchè se provo a soffiare io mi ridono in faccia!
Sono felice che ci siano umani buoni come la mia mamma e Marty, che hanno avuto cuore e non hanno lasciato questo piccolo dove si trovava, la pazienza di portarlo via con se e poi...arrabbiato. Arrabbiato con gli altri umani, quelli che lo hanno prima amato poi gettato magari da un auto in corsa senza pietà ne cuore...pensate che il micetto appena è entrato in casa si è fatto le unghie, si è messo a usare la lettiera...voglio dire era abituato a stare in casa...che crudeltà c'è nel mondo!

storie di altri gatti straordinari

 leonardo, amico dei miei giorni migliori

A TE ANGELO AMICO MIO

Ricordo ancora quel mattino di maggio di molti anni fa. La colazione mi aspettava invitante sotto il portico, con il latte caldo ed i biscotti fatti in casa avvolti nel cestino di vimini posto al centro di una tavola imbandita con amorevole cura da mia madre. Nel giardino le rose avevano da poco aperto i loro petali lasciando il profumo libero di espandersi nell’aria. Mio padre apparve sulla soglia della porta con un sorriso generoso come le sue muscolose braccia da meccanico che, con incredibile dolcezza, tenevano un tenerissimo micio. Fu l’inizio di un’ amicizia sincera e senza confini, in cui ogni gesto, ogni sguardo donavano affetto. Ricordo la neve del piccolo paese dove sono nato, i miei calzoni corti e la cartella di scuola più rande di me, la strada del ritorno e quel cancello che si apriva, la corsa senza fiato verso il mio amico che mi aspettava per un dolce e caloroso abbraccio. Ricordo quegli anni ingenui, i miei
sentimenti ed i miei sogni da bambino che mi piaceva raccontare al mio nuovo, piccolo compagno. Ricordo i giorni di primavera, i raggi di sole che entravano nella stanza e la noia delle ore di studio. Erano gli anni della mia adolescenza e qualche sogno stava già scomparendo, inghiottito dagli impegni della vita che da lì a poco avrei assunto. Lui, il mio amico peloso, amava curiosare fra i miei libri, camminarci in mezzo, per poi sdraircisi sopra. Ed io che fingevo di scansarlo ma poi lo accarezzavo per avvolgerlo in affettuose coccole che mi riportavano indietro a quegli anni così ingenui e veri. Tutto questo fa parte di me, dei miei ricordi, delle mie nostalgie. Per questo oggi, ho regalato a mio figlio un gattino, per donargli le stesse dolcezze, gli stessi pomeriggi, gli stessi attimi che hanno riempito di felicità tanti miei giorni. Perché ricordo te, mio caro angelo a quattrozampe, amico dei momenti migliori.
Gatto casey IL GATTO LAVORATORE
Il gatto Casey era un gatto felice, la sua curiosità e la sua vivacità riempivano la casa della famiglia Paul a cui esprimeva tutta la sua gioia di vita con rumorose fusa. I Paul avevano un bel ristorantino che tutte le sere veniva frequentato da un’affezionata clientela ed il micio faceva parte a pieno titolo dello staff del locale, il suo compito era quello di accogliere ogni cliente all’ingresso come un vero “Maitre” : avreste dovuto vederlo con quale garbo ed eleganza salutava gli ospiti; sorrideva si metteva in posa, si lasciava coccolare, faceva le fusa ed introduceva i commensali con un guizzo della coda ed un lampo di baffi. Un giorno, purtroppo, il ristorante fu distrutto da un incendio ed i Paul, dopo aver analizzato a fondo la situazione, decisero, a malincuore, di non riaprire il locale: troppo gravoso l’impegno economico per la sua ricostruzione.  Seguirono, così,  settimane    caotiche  impegnate  nella
lavoro, nella sistemazione di tutte le pratiche legate al ristorante e nella riorganizzazione del ritmo familiare scandito ora da nuovi orari e nuove attività. Quando tutto questo finì i Paul, che non erano più impegnati nelle loro faccende, si accorsero che Casey non era più quel gatto affettuoso e vivace di un tempo: era diventato improvvisamente svogliato e triste. Sulle prime pensarono che il micio si sentisse trascurato. Consultarono diversi veterinari ed i responsi, confermando tale ipotesi, furono sempre gli stessi: il gatto è in perfetta forma, ha bisogno solo di maggiori attenzioni. Mai suoi padroni quelle attenzioni e quell’affetto glielo stavano già dando senza ottenere nessun risultato. Fu a quel punto che i Paul, su consiglio di una loro amica, si rivolsero a Samantha Khury psicologa e sensitiva felina. Era, certo, una specializzazione un po’ bizzarra la sua tanta più che la sig.ra. Khury asseriva di riuscire ad entrare in contatto con gli stessi animali ed a colloquiare con loro, ma, d’altronde, ai due coniugi sembrava ormai l’unica strada rimasta. Lo scetticismo divenne stupore quando la sensitiva annunciò il suo responso tanto da far esclamare ai proprietari di Casey: ”Ha perso il lavoro!!! Lavoro? Ma quale lavoro? E’ un gatto!!”. La psicologa felina non si scompose di un millimetro e con tutta calma, scandì, come per dar maggior peso alle sue parole, nuovamente la sua diagnosi: “E’ depresso perché disoccupato” ed aggiunse, con estrema professionalità, che era stato proprio il micio a dirglielo. Tutto questo può sembrarVi una favola ma è realmente accaduto e la sig. Khury è un’apprezzata professionista e la sua biografia filmata “I talk to animals” dimostra le sue straordinarie capacità. Proprio mentre i Paul erano ancora indecisi sul da farsi in merito, se credere alla diagnosi ed agire di conseguenza oppure ignorarla, Casey, da buon gatto lavoratore, non rimase con le mani in mano, ehmm scusate con le zampe nelle zampe, e si trovo da solo un lavoro. Girando la città in cerca di un’ occupazione, si soffermò di fronte alla porta della biblioteca. Quel passaggio di persone, evidentemente, lo ispirò e comiciò ad accogliere i lettori sull’uscio e ad introdurli nella biblioteca. In breve tempo il nostro gatto lavoratore divenne la mascotte di tutti: tutti lo amavano, lo coccolavano, lo cercavano e si sentiva finalmente di nuovo utile ai suoi amici umani ed in famiglia Paul ritornò la serenità. Ora è splendido vedere Casey la mattina davanti al cancello con il suo sguardo fiero ed orgoglio vigilare il passaggio, pronto a dare, con la sua eleganza, un tocco di bellezza e di vita gattosa ai lettori di giornata.
ricerca di un lavoro, nella sistemazione di tutte le pratiche legate al ristorante e nella riorganizzazione del ritmo familiare scandito ora da nuovi orari e nuove attività. Quando tutto questo finì i Paul, che non erano più impegnati nelle loro faccende, si accorsero che Casey non era più quel gatto affettuoso e vivace di un tempo: era diventato improvvisamente svogliato e triste. Sulle prime pensarono che il micio si sentisse trascurato. Consultarono diversi veterinari ed i responsi, confermando tale ipotesi, furono sempre gli stessi: il gatto è in perfetta forma, ha bisogno solo di maggiori attenzioni. Mai suoi padroni quelle attenzioni e quell’affetto glielo stavano già dando senza ottenere nessun risultato. Fu a quel punto che i Paul, su consiglio di una loro amica, si rivolsero a Samantha Khury psicologa e sensitiva felina. Era, certo, una specializzazione un po’ bizzarra la sua tanta più che la sig.ra. Khury asseriva di riuscire ad entrare in contatto con gli stessi animali ed a colloquiare con loro, ma, d’altronde, ai due coniugi sembrava ormai l’unica strada rimasta. Lo scetticismo divenne stupore quando la sensitiva annunciò il suo responso tanto da far esclamare ai proprietari di Casey: ”Ha perso il lavoro!!! Lavoro? Ma quale lavoro? E’ un gatto!!”. La psicologa felina non si scompose di un millimetro e con tutta calma, scandì, come per dar maggior peso alle sue parole, nuovamente la sua diagnosi: “E’ depresso perché disoccupato” ed aggiunse, con estrema professionalità, che era stato proprio il micio a dirglielo. Tutto questo può sembrarVi una favola ma è realmente accaduto e la sig. Khury è un’apprezzata professionista e la sua biografia filmata “I talk to animals” dimostra le sue straordinarie capacità. Proprio mentre i Paul erano ancora indecisi sul da farsi in merito, se credere alla diagnosi ed agire di conseguenza oppure ignorarla, Casey, da buon gatto lavoratore, non rimase con le mani in mano, ehmm scusate con le zampe nelle zampe, e si trovo da solo un lavoro. Girando la città in cerca di un’ occupazione, si soffermò di fronte alla porta della biblioteca. Quel passaggio di persone, evidentemente, lo ispirò e comiciò ad accogliere i lettori sull’uscio e ad introdurli nella biblioteca. In breve tempo il nostro gatto lavoratore divenne la mascotte di tutti: tutti lo amavano, lo coccolavano, lo cercavano e si sentiva finalmente di nuovo utile ai suoi amici umani ed in famiglia Paul ritornò la serenità. Ora è splendido vedere Casey la mattina davanti al cancello con il suo sguardo fiero ed orgoglio vigilare il passaggio, pronto a dare, con la sua eleganza, un tocco di bellezza e di vita gattosa ai lettori di giornata.
 Gatto sul divano I GATTI E LA MIA MAMMA


 
 E' bello quando la mia fantasia vince sulla mia profonda e maledetta razionalità che mi sussurra continuamente che ormai mia madre non c'è più, non ci sono più i suoi sorrisi, i suoi sguardi. I suoi occhi, oggi, non vedono più la sua nipotina che cresce, che balla e sorride davanti a lei e che teneramente le accarezza il viso. Mia madre, adesso, è un fantasma che porta un nome difficile da scrivere e da pronunciare: Alzheimer. E' un fantasma per tante persone ed istituzioni che invece di avere un bricolo di umanità e di pietà riescono addirittura a farti sentire un peso, un fastidio sociale. Ma i bambini e gli animali non sono così!! Quando ci sono i suoi nipotini, i miei gatti ed il cane di mio fratello allora mia madre ritorna ad essere il centro dell'universo. L' indifferenza, il fastidio, l'imbarazzo scompaiono ed Ivan, il cane di casa, nonostante il nome, diventa un giocarellone e le leccate più dolci ed appassionate sono per lei, per la mia mamma. Cosi pure i mici che la riempiono di fusa e di coccole, con le loro testoline si strusciano sulle sue gambe per poi acciambellarsi su di lei. E spesso, per un attimo, rivedo il sorriso di mia madre, ed il suo dolce sguardo...forse è solo un'illusione ...ma ringrazio i miei gatti per regalarmela ogni volta."
Chiedo scusa a tutti voi per l'argomento...ma era un pensiero che in una notte qualunque avevo dedicato a mia madre ed ai miei gatti.
Massimo De Santis
Gatto Augusto UNA STORIA QUALUNQUE
Questa è una storia qualunque che si svolge in un qualunque quartiere dormitorio del nord d’Italia, in una qualunque fabbrica. E’ una storia semplice, di persone semplici con una vita difficile, di un padre ed un figlio che non hanno saputo capirsi e comprendere, perché quando la vita è difficile diventa complicato anche comunicare, trovare il tempo per fermarsi a parlare, per spiegarsi, per conoscersi. La storia di Franco ( ma potrebbe chiamarsi Gianni o Mario) è accaduta realmente e racconta di come i gatti possano, a volte anche con un pizzico di magia, favorire i rapporti umani. “ Franco era rimasto sul letto a fissare il soffitto vuoto, quel vuoto che i suoi pensieri tendevano a riempire. Pensava a trenta anni prima, quando, ancora giovane, entrò in fabbrica: allora era orgoglioso di quel posto e pieno di speranze. Finalmente avrebbe potuto sposare la sua Maria, comprarle una casa, tirare su dei figli.
Questa è una storia qualunque che si svolge in un qualunque quartiere dormitorio del nord d’Italia, in una qualunque fabbrica. E’ una storia semplice, di persone semplici con una vita difficile, di un padre ed un figlio che non hanno saputo capirsi e comprendere, perché quando la vita è difficile diventa complicato anche comunicare, trovare il tempo per fermarsi a parlare, per spiegarsi, per conoscersi. La storia di Franco ( ma potrebbe chiamarsi Gianni o Mario) è accaduta realmente e racconta di come i gatti possano, a volte anche con un pizzico di magia, favorire i rapporti umani. “ Franco era rimasto sul letto a fissare il soffitto vuoto, quel vuoto che i suoi pensieri tendevano a riempire. Pensava a trenta anni prima, quando, ancora giovane, entrò in fabbrica: allora era orgoglioso di quel posto e pieno di speranze. Finalmente avrebbe potuto sposare la sua Maria, comprarle una casa, tirare su dei figli.
Il medico aveva appena finito di medicare Franco, rimise in ordine la sua valigetta e, dopo avere detto qualcosa a Marco, se n’andò lasciando soli i due uomini. Dopo due anni, padre e figlio si trovarono di nuovo insieme, l’uno davanti all’altro. Franco, nuovamente disteso sul proprio letto, guardò il figlio. I loro sguardi comunicavano più di quello che i due riuscivano a dire. Fu Augusto, allora, a saltare sul letto ed a porsi tra loro ed a fare ad entrambi le fusa. Il figlio sorrise, guardò il padre come ormai non faceva più da anni, “Chissà, forse Augusto ci sta parlando per conto della mamma, tu che dici, papà?” Franco sorrise “Chissà, io ho sempre pensato che non ci abbia mai abbandonato”. Seguì uno sguardo intenso, poi, ancora Augusto con le sue fusa ed un miagolio d’incoraggiamento e finalmente un abbraccio atteso da troppi anni. I due tornarono a vivere insieme. Purtroppo Franco morì tre anni dopo per un cancro ai polmoni ma vide lo stesso il figlio riprendere gli studi e diventare ingegnere. Marco, oggi, è un apprezzato professionista impegnato nel controllo delle fabbriche e nello sviluppo d’imprese compatibili con l’ambiente e con l’uomo. Ed augusto? Augusto è diventato il compagno di giochi di Matteo, il figlio di Marco, e gli dona ogni giorno l’amore e l’affetto dei nonni Maria e Franco

Questa lettera è dedicata a mia madre ed a tutte le persone ammalate ed ai loro familiari, a chi rimane accanto a loro, a chi comprende quel sentimento profondo di affetto e dolore che è, forse, l’espressione più alta di amore.
“Ogni giorno incontro decine di persone indifferente, alcune anche infastidite da mia madre e dal suo male, certo non bello da vedere, lo posso comprendere, ma io, in quella donna fragile ed ammalata, vedo tanta tenerezza e dolcezza e non la brutalità della malattia che la distrugge lentamente, portandola via da me, dalle miei parole, dai miei gesti. La vedo ogni giorno più assente immersa in un mondo tutto suo, anche se, chissà, forse quella sua assenza, che a me mi struge tanto, potrebbe essere la sua felicità: in fondo lì non è sola, perché vive in un mondo fatto di personaggi, nuovi ed
antichi, con cui può parlare,  discutere,  capaci di comprenderla

venerdì 8 luglio 2011

I mici aMICI

Salve a tutti! ho deciso di fare un post per tutti i vostri mici! in pratica...se volete potete mandarmi una mail (arfrancesca@yahoo.it) e aggiungere in allegato la foto del vostro micino e magari parlarmi di lui, così diventerà uno tra i miei mici aMICI e metterò in questo spazio quello che mi vorrete raccontare! a presto Bart


non so proprio essendo un micino come fare a rispondere direttamente ai commenti dei lettori...Mi perdonerete se lo faccio qui in attesa di vostre foto e preziosi consigli!!

Per Luna argentata:

Miaoooo i grattini li adoro proprio se tu fossi qui, ti riempirei di fusa e ci chiuderei i miei occhioni! aspetto insieme alla mia mamma umana la foto del tuo micio e magari anche di sapere cosa combina!! Resto in attesa il tuo Bart


ATTILA IL GATTO CHE SAPEVA ASPETTARE

La mia amica, padrona di Attila, teneva in casa un uccellino, non ricordo di che specie fosse, ma so che era molto colorato e lei gli era affezionata, così, quando si portò a casa il cucciolo, le dissi di non lasciare mai solo l’uccellino in compagnia del gatto, dato che i Norvegesi sono dei formidabili cacciatori.
Ogni volta che ci sentivamo per telefono, chiedevo notizie del volatile, e lei mi rassicurava, dicendo che Attila non dava nessun segno di aggressività nei confronti del piccolo compagno, limitandosi a guardarlo quasi con affetto, senza mai allungare una zampa o tentare un salto verso la gabbietta.
Passarono i mesi, e Attila da cucciolo si era trasformato in un giovane gatto già piuttosto grande, aveva circa 6 mesi quando un bel giorno la mia amica chiamò in lacrime: Attila aveva forzato la gabbia, e dell’uccellino erano rimasti solo il becco e alcune piume.
Calmata l’amica, mi feci raccontare bene la scena del delitto.
La gabbia era a terra, e alcune delle sottili sbarre erano spezzate, evidentemente coi denti. Dato che erano di alluminio non era poi stato difficile per il gatto piegarle spingendoci contro la testa, e infatti Attila aveva qualche graffio sul muso.
A questo punto, nonostante il dispiacere della mia amica, non potei fare a meno di mettermi a ridere: il ragazzino aveva dimostrato di possedere la pazienza di Giobbe!
Già, infatti quell’omicidio era evidentemente premeditato, e da moltissimo tempo, solo che il gatto fino a quel momento non aveva a disposizione i mezzi per compierlo, vale a dire spinta delle zampe posteriori e peso tali da poter saltare fino alla gabbia e farla cadere, e denti sufficientemente robusti per spezzare le sbarre: lui aveva guardato ogni giorno l’uccellino, e quel quasi affetto che secondo la mia amica mostrava, era in realtà un “prima o poi ti mangio” a malapena celato.
Il silenzio dall’altra parte del telefono era turbato da un furioso rumore di neuroni al lavoro, poi “Denti?” chiese la mia amica con voce flebile, aggiungendo, dopo qualche altro attimo di silenzio: “Vuoi dire che i gatti cambiano i denti? Ecco allora cos’erano quelle cosine strane che ho trovato in camera di mia figlia un mesetto fa … sembravano schegge di avorio, e ho pensato che venissero da qualche gioiellino della bambina che si era rotto …”
Sempre ridendo le dissi di andare a guardare in bocca ad Attila, dopo un istante tornò al telefono dicendomi, nel suo dialetto veneto che trovo esilarante ma che non sono capace di riprodurre: “Ma non è un gatto, è una tigre dai denti a sciabola!”
In realtà mi ero dimenticata di avvertirla del fatto che i cuccioli di gatto, come i cuccioli d’uomo, cambiano i denti, dato che i sottili aghi che sono i loro denti da latte sarebbero un equipaggiamento del tutto insufficiente per affrontare la vita adulta.
Oltretutto nei Norvegesi, che sono gatti d’appartamento fino ad un certo punto, questo “strumento di lavoro” è particolarmente sviluppato, infatti nell’ambiente naturale in cui questa varietà si è evoluta questa caratteristica permette uno sfruttamento più efficiente della preda: con i robustissimi denti il Norvegese frantuma le ossa delle sue prede, in parte le divora e ne divora completamente il midollo, ottenendo così una maggiore quantità di calorie per unità di preda catturata.
Oggi come oggi la mia amica ha in casa nove Norvegesi e, ovviamente, nessun uccellino ….

 
                                                Freesbee e Red

Vi presento Freesbee e il suo piccolo Red! Non sono adorabili? Certo Freesbee ci ha messo un pò per capire da che parte doveva prendere Red per spostarlo, alla fine ce l'ha fatta! Questa gattina era stata trovata abbandonata da piccolissima dentro una scatola di latta semi arrugginita sotto un cavalcavia e pioveva a dirotto così la scatolina era piena per metà di acqua...i piccini miagolavano disperati, ma per fortuna si è accorta di loro una mia amica si è fermata e li ha salvati e ha trovato loro una famiglia che li amasse...C'è chi è contro le sterilizzazioni e poi non si fa scrupolo ad abbandonare i mici...è una cosa molto triste secondo me.
Adesso come vedete Freesbee che deve il suo nome al fatto che cercava sempre di recuperare un fresbee quando era piccola ed era buffissima...solo che la sua padroncina ha volutamente raddoppiato nel suo nome la prima parte "Free" :)
che altro dire? penso si commentino da soli! :)




PUMA


Ciao Bart amico micio, come stai? Mi presento, mi chiamo Puma e ho quasi 5 anni (li faccio il 13 settembre J). Vivo da quando ho 2 mesi con la mia mamma Tania e il mio papino Emanuele. Gli voglio molto bene, ma te lo dico in un orecchio: stravedo per la mia mamma. L’amore che lei mi trasmette è così immenso che non mi sento solo. Ci sono domeniche che sta via tutto il giorno perché va a trovare la sua nonna, la sera poi torna stanca, ma quando parte la mattina oltre a lasciarmi le crocchette a forma di pesce nella ciottola, lascia anche il suo pigiamino sul lettone così io posso andarci a dormire e sentire il suo odore e non sentirmi solo. Giochiamo assieme, ci divertiamo, ammetto che la faccio disperare alle volte soprattutto alla notte perché la vado a svegliare se il mio pancino brontola, e lei con tutta la pazienza del mondo si alza e mi accompagna, ma ci sono anche quei momenti dove lei è sdraiata a letto che guarda un film, e io mi sdraio sopra la sua pancia, prima gliela impasto per bene, e faccio tanta tanta nanna.
Ora che fa caldo mi hanno portato dalla tata della toelettatura e mi hanno fatto tosare. All’inizio non mi piacevo e anche la mamma mi guardava in modo strano, però poi mi sono abituato e sto fresco fresco. Durante il giorno mi piace dormire sulla lavatrice (magari dico alla mamma di farmi una foto) e la sera dormo sul mio lettino in mezzo a tanti giochini (ogni tanto ne arriva uno nuovo J). Quando ci sono i tuoni però ho tanta paura e mi nascondo sotto il divano, lì nemmeno la mamma riesce a convincermi a uscire. Fanno sto effetto anche a te?
Ti saluto amico micio, spero ci sentiremo ancora. Miao
  Micette a me gli occhi please :D
un riposino è quello che ci vuole e da qui posso tenere d’occhio la mia mamma :D

amo la cesta del bucato :D mi ci infilo tutte le volte e poi faccio il matto

qui sono con i miei amici, ci divertiamo un sacco assieme J

sul mio lettino J

NYO stupendo!!
 Eccoti due foto di Nyo, il gattino stupendo della mia amica Loredana Barani (che è sul tuo gruppo).

bellissimo micione non c'è che dire...complimenti a mamma gatta!

 
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